Interessante, a detta dei presenti (gli assenti si astengono, ovviamente!), il seminario "Siamo in Onda". I prof che sono intervenuti, presentati con una buona introduzione da una (bella...) studentessa di Scienze della Formazione, hanno diversificato le loro analisi. Il simpatico Asmundo, con perfetto umorismo very british, ha spiegato le ragioni economiche della protesta, sicuramente riconducibili ai tagli avvenuti nella finanziaria di Agosto, e giustificati con la crisi globale odierna. Innanzitutto una doverosa distinzione tra economia e finanza, che riguarda propriamente la gestione del risparmio. Anche i mass media contribuiscono a confondere le idee, quando ad esempio introducono le notizie di borsa con farsi come "ed ecco adesso le notizie economiche"; quelle in realtà sono notizie finanziarie in senso stretto. La crisi finanziaria si è dunque trasposta nell'economia reale: il mondo di carta è valso cioè più del mondo tangibile, e si è creato il classico, e deleterio, circolo vizioso. Le imprese, principali trascinatori dell'economia, si finanziano attraverso le banche, ma queste sono andate in malora per gli eccessi dovuti al neoliberismo più spinto, che ha portato a castelli di carta (in senso monetario e metaforico). Così si è innescata la crisi di fiducia: se le banche hanno poco credito non concederanno facilmente prestiti, le imprese così non potranno sostenere i costi immediati (quelli che si devono pagare prima di ottenere ricavi) e quindi un si avrà una flessione di produzione con la conseguenza che si avrà un calo dei consumi. Ciò influenzerà le aspettative, che si ripercuoterà nuovamente su una minore domanda e quindi su una minore produzione.
Per combattere la crisi la Gran Bretagna, ad esempio, (come gli Usa e i maggiori stati europei) ha deciso di investire sul welfare state, aumentando la % di investimenti dello stato del 7%, per combattre una diminnuzione del Pil che gli epserti indicano tra l'1 e il 2%. L'Italia invece aumenta la quota del welfare state solo dello 0,3%, e anzi smantella brandelli di servizi pubblici come appunto l'istruzione, e a breve la sanità; elargendo inoltre elemosine natalizie ridicole, come i famigerati 40 euri mensili in più che i precari si ritroveranno in busta paga.
Un governo del genere può solo generare guai, la situazione continuerà a degenerare se non lo combattiamo con l'informazione e la lotta generalizzata, da estendere a tutte le fasce sociali!
(continua, prima o poi, con le altre riflessioni scaturite dagli interventi degli altri docenti presenti)
domenica 7 dicembre 2008
sabato 29 novembre 2008
InOndAzione
Si nascOnda la gelmini, noi siamo in Onda, l'Onda è viva, non come l'immobile giocOnda. Onda su Onda così l'università inOnda la società che non può più restare fuori Onda. Sì a un'Onda fecOnda di contenuti, magari baraOnda ma pur sempre viva, e secOnda a nessuno; no a un'Onda che assecOnda il potere o gli si attorciglia tipo anacOnda. L'Onda abbOnda, come direbbe qualsiasi biOnda, e si diverte a creare una rotOnda di proteste e proposte. L'Onda non è un'immOnda accozzaglia nè vuol saperne di sprofOndare, ma è una profOnda riflessione su un sistema scolastico trattato come un meccanismo economico. E non c'è sOndaggio che tenga, questo governo non è in Onda, lo dice l'UniOnda.
Andrea
(continuate voi, se sapete fare di meglio)
Andrea
(continuate voi, se sapete fare di meglio)
giovedì 27 novembre 2008
[Siamo in ONDA!] 4 dicembre '08, Ed. 15
L'Assemblea permanente di Scienze della Formazione
presenta:
presenta:

giovedì 4 Dicembre '08
Ed. 15, Viale delle Scienze
Ed. 15, Viale delle Scienze
ore 15,30 : SEMINARIO
Analisi Sociologica, Psicologica, Economica e Politica del movimento studentesco attuale
[piano terra, aula B]
Interverranno:
prof. Fabio Lo Verde (Sociologia Generale)
prof. Francesco Di Maria (Dinamiche di gruppo)
prof. Adam Asmundo (Politica Economica)
prof. Salvatore Vaccaro (Filosofia Politica)
Modera: Elena Ciofalo, studentessa di Scienze della Formazione
Interverranno inoltre alcuni studenti di Scienze della Formazione
prof. Fabio Lo Verde (Sociologia Generale)
prof. Francesco Di Maria (Dinamiche di gruppo)
prof. Adam Asmundo (Politica Economica)
prof. Salvatore Vaccaro (Filosofia Politica)
Modera: Elena Ciofalo, studentessa di Scienze della Formazione
Interverranno inoltre alcuni studenti di Scienze della Formazione
+ INAUGURAZIONE MOSTRA FOTOGRAFICA
il nostro cammino, le nostre immagini
[piano terra, corridoio]
+ ore 19: APERITIVO & DJ SET
autofinanziamento
[piano -1]
Sono invitati tutti gli studenti!
mercoledì 26 novembre 2008
La grande Onda 2
La verità è diventata opinabile, di ogni fatto, di ogni vicenda ci sono versioni spesso contrastanti. I dati diventano reliquie, oggetti di fede, o credi agli uni o agli altri; e sono soggetti ai vari pareri dei presunti esperti. Come insegna Larry Flynt "i pareri sono come i buchi del culo, ognuno ha il suo". Giocano con le parole, sembrano sedurti con esse e invece ti stanno facendo il lavaggio del cervello. Così il maestro unico diventa maestro prevalente, e ci si ritrova a discutere di aria fritta, perchè il maestro prevalente è prevalente rispetto all'esercito dei maestri di religione (26mila, esclusivamente di religione cattolica e stipendiati non dalla chiesa ma dallo stato, quindi dalle nostre tasse) e rispetto agli insegnanti di sostegno, previsti per legge. Ma non illudetevi e non fatevi illudere, i maestri passano da 3 ad 1, non si può interpretare questo dato in maniera differente. Si appropriano delle parole e gli danno il senso che vogliono, ad esempio extracomunitario è una parola che ha un'accezione totalmente negativa, fa paura più dell'uomo nero. E in effetti il più famoso, e il più potente, extracomunitario della terra è il presidente degli Usa: un uomo nero, tale Barack Obama. Extracomunitario: oltre, fuori la Comunità Europea. Ci pensate mai che un'extracomunitaria, bellissima, è Nicoxle Kidman? O, per non andare troppo lontano, i nostri cugini della Svizzera? Idem per il termine immigrato: denigriamo sempre e comunque qualunque immigrato, e cosa dovremmo dire delle migliaia di siciliani che emigrarono, e ancora emigrano, e diventano immigrati nelle terre che li ospitano? Se non cambiamo qualcosa, a partire dall'università per finire con l'universo, toccherà anche a noi emigrare. A meno di avere, e di cercarla, una raccomandazione in questa penosa Sicilia.
Chi si accontenta gode...a pigliarla in culo!
Chi si accontenta gode...a pigliarla in culo!
martedì 25 novembre 2008
La grande Onda
"Che culo", avrà pensato er Piotta leggendo la denominazione che il movimento universitario si è dato. Si ritrova con una solare cover, fatta qualche anno fa, che ben rende il clima torrido che si respira negli atenei italiani nonostante l'anticipo d'inverno. Se ci aggiungiamo l'intera discografia dei Beach Boys (prendete una canzone a caso e ci troverete la parola surf!) si comincia già a sudare. Inutile girarci attorno, questo governo l'ha combinata davvero grossa, con la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Adesso però che il vaso è rotto, non ci accontentiamo più di incollare i singoli cocci per mettere su lo stesso vecchio vaso malandato, ma ne vogliamo uno nuovo fatto da noi. Voi ci riducete i fondi? Noi non solo li rivogliamo indietro ma pretendiamo un'università migliore, perchè quella di prima mica ci piaceva. Ci siamo svegliati, o almeno alcuni di noi, ora vogliamo costringere tutti gli altri alla levataccia, il sole è ormai sorto. La 133, che meriterebbe la condanna penale per il manifesto tentativo di ammazzare l'università statale, è stata un getto d'acqua gelata sulle facce di noi studenti. Il gesto non ci è paiciuto e così ci stiamo scuotendo dal torpore, il movimento ha un effetto Onda che contagia sempre più persone, ed aumenta l'incazzatura. Come ho già scritto, l'Onda ha una difficoltà in più che la contraddistingue: deve pure battersi contro un ipnotismo mediatico che ha proliferato per decenni, principale artefice dei fuochi spenti del 68 e e del 77; contro un inganno sistematico e il palese sforzo di creare confusione-ignoranza-persuasione. Mi piace citare a tal proposito due cartelli esposti parecchio in questo mese: "Un popolo ignorante non lo teme nessuno" e "La cultura fa paura".
CONTINUA (prima o poi)
CONTINUA (prima o poi)
sabato 22 novembre 2008
Chi è Nora Precisa?
Nora Precisa, 35 anni, laureata con il massimo dei voti a Palermo, e con un dottorato di ricerca in statistica conseguito a Bologna . Adesso ha un assegno di ricerca a Palermo, presso il dipartimento di sociologia. Ha al suo attivo una monografia e diverse pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, un figlio di 5 anni e parla due lingue.
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A un mese dalla mobilitazione generale per le scabrose manovre del Governo Italiano, c’è ancora poca chiarezza su quello che sta accadendo, e ancora meno su cosa ciò comporterà. I ricercatori precari, forse la categoria più colpita del sistema universitario italiano, si sono attivati, parallelamente agli studenti e per questo abbiamo raccolto la testimonianza di Nora Precisa, assegnista di ricerca, che partecipa attivamente al lavoro del coordinamento dei precari dell’ateneo di Palermo. E’ preoccupante che la linea guida del governo sia diretta verso una maggiore devitalizzazione del sistema universitario, più di quanto non sia già stato fatto negli anni precedenti. Di fatto l’Italia si trova all’ultimo posto, in un contesto europeo, come spesa pro capite per gli studenti. Importante sottolineare come il governo affermi di volere rispettare l’Agenda di Lisbona, che prevede che il 3% del PIL debba essere utilizzato per il finanziamento delle Università, quando allo stato attuale l’Italia ne impiega appena lo 0,8%, a cui va sottratto il taglio indiscriminato di circa 1500 milioni nell’arco di 5 anni. Inoltre l’obiettivo è il recupero della dispersione del 50% del numero degli iscritti , ma allo stesso tempo diminuire le strutture, il numero complessivo di dipartimenti nonché il numero di docenti. Circa il 90% del budget dell’ateneo palermitano viene impiegato per il pagamento degli stipendi del personale docente e amministrativo, considerando che esponenzialmente si aggiungono i relativi scatti stipendiali annuali, togliendo risorse alla ricerca. Va aggiunto che nella realtà palermitana dobbiamo includere il finanziamento di tutte le attività universitarie del Policlinico; altrimenti quella famosa percentuale sarebbe del 84%, che conferirebbe all’ateneo palermitano l’appellativo di “ateneo virtuoso”. Gran parte del corpo docente attuale è figlio di una legge degli anni ‘80 che ha consentito di strutturare nelle università, senza concorso, molti della nostra generazione di docenti, che è la ragione fondamentale del loro ingente numero. Oltre l’aspetto finanziario, subdolamente celato, questa manovra è una grossa minaccia alla formazione delle prossime generazioni, che sono il futuro dello sviluppo del paese. In un contesto globale, in cui siamo ormai inseriti, aumenta il gap formativo rispetto alla media del resto dei paesi.
Intento più o meno nascosto è quello di distruggere gli spazi del sapere critico, fonte di una consolidazione democratica, a favore di un’opinione pubblica manipolata. La ricerca non ha avuto neanche lo spazio necessario per svilupparsi, dato che i circa 30.000 ricercatori italiani vengono utilizzati anche per l’espletamento della normale didattica. L’ateneo palermitano è quindi particolarmente attaccato. L’ONDA si è costruttivamente scagliata contro questi provvedimenti, organizzandosi con la costituzione di vari tavoli tecnici e di coordinamento fra le varie facoltà, come struttura per lo studio di una ponderata contromanovra. “Credo che il Movimento a Palermo si sia dato una struttura profonda per un lavoro continuo che proietta i nostri obiettivi sul lungo termine”. Da parte dei professori non c’è stata una netta presa di posizione al riguardo, se non in qualche caso, demandando l’onere ad assegnisti e ricercatori. Questi ultimi si incontreranno a piazza Politeama giorno 30 Novembre allestendo uno stand informativo sulle azioni del Movimento. Un primo passo indietro mediatico rispetto a quanto vigente è il nuovo d.l.180, che tenta di infrangere l’ONDA, ma in realtà peggiora quanto stabilito dalla legge 133/08, inspessendo la differenziazione fra atenei di serie A e B. Critico per la democrazia che a suo tempo non sia stato concesso spazio ad un dibattito, richiesto più volte dai senati accademici; questo per sottolineare la cieca fermezza del governo nell’avanzare concretamente delle proposte sicuramente non finalizzate ad un miglioramento del sistema.
Riccardo Campolo
Claudio Carollo
venerdì 21 novembre 2008
A Roma c'era anche Palermo
Ciao ragazzi/e, visto che questo è un blog che serve per tenere compatto chi non è sempre presente, con chi, invece, è più attivo e partecipe alle manifestazioni e/o attività in genere, vi consiglio un video su youtube fatto da un ragazzo a Roma durante il corteo studentesco il 14 Novembre.
http://www.youtube.com/watch?v=BPyIABiD1VI
Era presente tutta Italia, da Trento e Trieste fino a Catania. Tutti lì per urlare al mondo il proprio dissenso ad una legge e ad un governo che ci prende in giro. Come sappiamo non vis sono stati scontri e si è svolto tutto in maniera pacifica.
Presto saranno aggiunte e saranno visibili a tutti le foto del corteo e delle successive assemblee che hanno discusso, nei giorni 15-16, il futuro del movimento.
Ultimo appunto: oltre al video consigliato trovere molti altri video sulla manifestazione che vi mostreranno i dettagli più inconsueti, il dietro le quinte di una generazione che sta costruendo il proprio futuro in un paese che sembra impedirglielo.
Ps: un manifesto molto esplicativo di un film che non vorremmo vedere:
http://www.youtube.com/watch?v=BPyIABiD1VI
Era presente tutta Italia, da Trento e Trieste fino a Catania. Tutti lì per urlare al mondo il proprio dissenso ad una legge e ad un governo che ci prende in giro. Come sappiamo non vis sono stati scontri e si è svolto tutto in maniera pacifica.
Presto saranno aggiunte e saranno visibili a tutti le foto del corteo e delle successive assemblee che hanno discusso, nei giorni 15-16, il futuro del movimento.
Ultimo appunto: oltre al video consigliato trovere molti altri video sulla manifestazione che vi mostreranno i dettagli più inconsueti, il dietro le quinte di una generazione che sta costruendo il proprio futuro in un paese che sembra impedirglielo.
Ps: un manifesto molto esplicativo di un film che non vorremmo vedere:
La satira sa tira
La satira sa tira
Il 2008 è un anno di transizione o un anno di trans in azione? Pare che ci sia voglia di cambia(re)mento(re). Negli Usa un nero diventa presidente, poi toccherà al viola; e intanto Michael Jackson diventa momentaneamente incazzato nero. In Italia tutti guardano con ammirazione Obama, e lui chiede “che c'è, sono sporco?”, con Berlusconi che risponde “hai una macchia nera...dovunque!”. Da noi tiene banco, è proprio il caso di dirlo, il movimento studentesco. “Più che il 68 ci piace il 69” recita uno striscione che esplica i motivi della pro-testa. La Gelmini, il ministro alla Ricerca della dIstruzione dell'Università, viene ormai soprannominata acne, in quanto sfogo giovanile. E intanto i futuri disoccupati, preoccupati, si mettono ad occupare gli edifici pur di occupare il tempo. Ad ogni manifestazione c'è la solita guerra di cifre che si risolve con la morte di parecchi numeri, assassinati dalla questura. Se al corteo nazionale di Roma sfilano in 200mila, gli agenti ne conteranno 30mila, poi torneranno a casa per le repliche di Distratto di polizia. Insomma la parola d'ordine del governo è risparmio, se si risparmia sul numero dei partecipanti si risparmiano tempo ed energie per contarli tutti. Si taglia dovunque: si taglia il nastro per inaugurare l'ennesima (e l'effesima) minestra del cinema; si taglia la ministra che non sa ribattere ai giornalisti; si tagliano 80mila tra maestri e maestre; si taglia la corda; si taglia sull'università sin dalla denominazione, che adesso diventa univ. “L'univ d Pa cm fonda” è il messaggio ricevuto dal rettore, che ha risposto con uno scarno “o cappa” per adeguarsi allo slang giovanile. Da citare poi il best seller(io) “L'università truccata, anche se la preferisco acqua e sapone”, che denuncia le storture del mondo accademico, come i corsi di laurea con un solo studente, il quale si mette sempre in ultima fila. L'intento di questo esecutivo è prevedibile come un giallo in cui l'assassino non è il maggiordomo: avere una scuola pubblica privata di tutto. Per capirne e carpirne di più, ho parlato con un protagonista dell'Onda, provocandolo con la frase “voi studenti cercate il pretesto per qualsiasi protesta, e non suggerite proposte”. Ecco cosa mi ha confidato: “Io credo in quel che faccio. Mi reputo fortunato come quel tale investito da un'autoambulanza. Sogno di avere il tempo per sognare. Non mi svago più, al massimo vago su e giù. Ma mi fa piacere notare che attivo fa rima con vivo”. Forse i giovani cambieranno il mondo ma devono sbrigarsi, prima che il mondo cambi loro...in argento.
Andrea Turco
Il 2008 è un anno di transizione o un anno di trans in azione? Pare che ci sia voglia di cambia(re)mento(re). Negli Usa un nero diventa presidente, poi toccherà al viola; e intanto Michael Jackson diventa momentaneamente incazzato nero. In Italia tutti guardano con ammirazione Obama, e lui chiede “che c'è, sono sporco?”, con Berlusconi che risponde “hai una macchia nera...dovunque!”. Da noi tiene banco, è proprio il caso di dirlo, il movimento studentesco. “Più che il 68 ci piace il 69” recita uno striscione che esplica i motivi della pro-testa. La Gelmini, il ministro alla Ricerca della dIstruzione dell'Università, viene ormai soprannominata acne, in quanto sfogo giovanile. E intanto i futuri disoccupati, preoccupati, si mettono ad occupare gli edifici pur di occupare il tempo. Ad ogni manifestazione c'è la solita guerra di cifre che si risolve con la morte di parecchi numeri, assassinati dalla questura. Se al corteo nazionale di Roma sfilano in 200mila, gli agenti ne conteranno 30mila, poi torneranno a casa per le repliche di Distratto di polizia. Insomma la parola d'ordine del governo è risparmio, se si risparmia sul numero dei partecipanti si risparmiano tempo ed energie per contarli tutti. Si taglia dovunque: si taglia il nastro per inaugurare l'ennesima (e l'effesima) minestra del cinema; si taglia la ministra che non sa ribattere ai giornalisti; si tagliano 80mila tra maestri e maestre; si taglia la corda; si taglia sull'università sin dalla denominazione, che adesso diventa univ. “L'univ d Pa cm fonda” è il messaggio ricevuto dal rettore, che ha risposto con uno scarno “o cappa” per adeguarsi allo slang giovanile. Da citare poi il best seller(io) “L'università truccata, anche se la preferisco acqua e sapone”, che denuncia le storture del mondo accademico, come i corsi di laurea con un solo studente, il quale si mette sempre in ultima fila. L'intento di questo esecutivo è prevedibile come un giallo in cui l'assassino non è il maggiordomo: avere una scuola pubblica privata di tutto. Per capirne e carpirne di più, ho parlato con un protagonista dell'Onda, provocandolo con la frase “voi studenti cercate il pretesto per qualsiasi protesta, e non suggerite proposte”. Ecco cosa mi ha confidato: “Io credo in quel che faccio. Mi reputo fortunato come quel tale investito da un'autoambulanza. Sogno di avere il tempo per sognare. Non mi svago più, al massimo vago su e giù. Ma mi fa piacere notare che attivo fa rima con vivo”. Forse i giovani cambieranno il mondo ma devono sbrigarsi, prima che il mondo cambi loro...in argento.
Andrea Turco
La parte creativa dell'Onda
Volevo solo segnalare questo link
http://www.temi.repubblica.it/xl-oldskullmusical/category/londa-che-ride/
dove troverete tutto quello che di originale e divertente è stato partorito dagli studenti sull'Onda, il movimento che mangierà il panettone!
Siamo creativi e non cretini
Siamo costruttivi e non distruttivi
Siamo giovani, non è più tempo di assaltare il cielo, adesso noi quel cielo lo squarteremo, e ne faremo uno più bello.
Qualcuno ha scritto: il nostro futuro non è 40 anni fa. E qualcun altro: Non tornare mai indietro neanche per prendere la rincorsa.
Sono le frasi che mi rimbalzano in testa ogni volta che mi alzo la mattina, quando vado in facoltà per provare a cambiare lo stato attuale delle cose. Vogliamo essere i padroni del nostro destino.
http://www.temi.repubblica.it/xl-oldskullmusical/category/londa-che-ride/
dove troverete tutto quello che di originale e divertente è stato partorito dagli studenti sull'Onda, il movimento che mangierà il panettone!
Siamo creativi e non cretini
Siamo costruttivi e non distruttivi
Siamo giovani, non è più tempo di assaltare il cielo, adesso noi quel cielo lo squarteremo, e ne faremo uno più bello.
Qualcuno ha scritto: il nostro futuro non è 40 anni fa. E qualcun altro: Non tornare mai indietro neanche per prendere la rincorsa.
Sono le frasi che mi rimbalzano in testa ogni volta che mi alzo la mattina, quando vado in facoltà per provare a cambiare lo stato attuale delle cose. Vogliamo essere i padroni del nostro destino.
giovedì 20 novembre 2008
La Sapienza dell'Onda
A Roma si è svolta l'assemblea nazionale del movimento che promette di rivoluzionare l'università
Sapevo che sarebbe successo, era solo questione di tempo. Un coordinamento nazionale degli atenei in lotta, dapprima contro i tagli della Gelmini e adesso anche per un'università migliore, era inevitabile. L'ateneo più grande d'Europa, la Sapienza di Roma, si sobbarca perciò l'organizzazione rendendo possibile un progetto comune. Da Palermo partiamo in 200, tutti carichi e pronti a sborsare 35 euro per un biglietto A/R, dato che sia Trenitalia sia le istituzioni non ci sostengono e abbiamo dovuto provvedere in parte con feste di autofinanziamento. Il programma è fitto: corteo venerdì, assemblee plenarie sabato e domenica. Le 12 ore di viaggio scorrono veloci, la voglia di essere presenti a un momento fondamentale è tanta, e così inondiamo 2 vagoni di colori, risate, cori, canzoni. Appena giunti molliamo subito gli zaini e ci mettiamo in marcia. Le stupende via di Roma sono il miglior sfondo per un'invasione pacifica e gioiosa, più di 200mila per chi sa contare. E continuiamo ad essere imprevedibili, invece di sfociare a piazza Navona sfruttiamo le viuzze del centro storico e assediamo Montecitorio, gridando il nostro dissenso per un futuro negato e un presente scippato. Torniamo esausti in facoltà, dove si socializza e ci si confronta con le migliaia di altri studenti che hanno deciso di rimanere fino a domenica. I pisani addirittura si mettono a cucinare pasta per tutti, i fiorentini offrono da bere e i romani, che giocano in casa, portano musica e film. Si dorme ammassati nelle aule magne, qualcuno negli scalini, e la mattina ci si risveglia coi reumatismi, ma allo stesso tempo coi cornetti che qualche genio ha provveduto a portare. Velocemente si torna di fronte il rettorato, dove si tiene l'assemblea nazionale, ovviamente all'aperto visto il gran numero dei partecipanti. “Siamo l'Onda che non si cavalca, solo collettivamente possiamo esprimerci” diventa il principale riferimento dei primi interventi, che ribadiscono la volontà di potenziarsi e allargarsi ai precari. Si proclama una radicale revisione del mondo universitario, senza riforme studiate da pochi burocrati ma attraverso un'autoriforma, cioè non proposte da presentare al governo e mediate dalla politica ma qualcosa di immediatamente attuabile. Si formano dunque 3 workshop tematici, uno sul diritto allo studio e il welfare state, uno sulla didattica e uno sulla formazione e la ricerca. Qualche numero per far percepire lo sforzo profuso: più di 7 ore di dibattiti, centinaia di interventi, 5mila presenti. Molti i punti in comune, dalle forme di protesta dei vari atenei alla condanna del 3+2, riforma che ha portato a una frammentazione del sapere, rapido a dissolversi. Per questo si è proposto ad esempio l'abolizione dei crediti, fonte di mercificazione della conoscenza; l'autonomia del percorso di studi; accorpamento degli esami; corsi di laurea da affrontare in seminari, in modo partecipato e non più verticistico. Tutte le misure nel dettaglio sono state comunque raccolte in dei report riassuntivi, che trovate sul sito uniriot.org. Insomma l'Onda comincia a riempirsi di contenuti e, come recitava un enorme striscione, “chi aspetta la bassa marea sarà sommerso per prima”.
Sapevo che sarebbe successo, era solo questione di tempo. Un coordinamento nazionale degli atenei in lotta, dapprima contro i tagli della Gelmini e adesso anche per un'università migliore, era inevitabile. L'ateneo più grande d'Europa, la Sapienza di Roma, si sobbarca perciò l'organizzazione rendendo possibile un progetto comune. Da Palermo partiamo in 200, tutti carichi e pronti a sborsare 35 euro per un biglietto A/R, dato che sia Trenitalia sia le istituzioni non ci sostengono e abbiamo dovuto provvedere in parte con feste di autofinanziamento. Il programma è fitto: corteo venerdì, assemblee plenarie sabato e domenica. Le 12 ore di viaggio scorrono veloci, la voglia di essere presenti a un momento fondamentale è tanta, e così inondiamo 2 vagoni di colori, risate, cori, canzoni. Appena giunti molliamo subito gli zaini e ci mettiamo in marcia. Le stupende via di Roma sono il miglior sfondo per un'invasione pacifica e gioiosa, più di 200mila per chi sa contare. E continuiamo ad essere imprevedibili, invece di sfociare a piazza Navona sfruttiamo le viuzze del centro storico e assediamo Montecitorio, gridando il nostro dissenso per un futuro negato e un presente scippato. Torniamo esausti in facoltà, dove si socializza e ci si confronta con le migliaia di altri studenti che hanno deciso di rimanere fino a domenica. I pisani addirittura si mettono a cucinare pasta per tutti, i fiorentini offrono da bere e i romani, che giocano in casa, portano musica e film. Si dorme ammassati nelle aule magne, qualcuno negli scalini, e la mattina ci si risveglia coi reumatismi, ma allo stesso tempo coi cornetti che qualche genio ha provveduto a portare. Velocemente si torna di fronte il rettorato, dove si tiene l'assemblea nazionale, ovviamente all'aperto visto il gran numero dei partecipanti. “Siamo l'Onda che non si cavalca, solo collettivamente possiamo esprimerci” diventa il principale riferimento dei primi interventi, che ribadiscono la volontà di potenziarsi e allargarsi ai precari. Si proclama una radicale revisione del mondo universitario, senza riforme studiate da pochi burocrati ma attraverso un'autoriforma, cioè non proposte da presentare al governo e mediate dalla politica ma qualcosa di immediatamente attuabile. Si formano dunque 3 workshop tematici, uno sul diritto allo studio e il welfare state, uno sulla didattica e uno sulla formazione e la ricerca. Qualche numero per far percepire lo sforzo profuso: più di 7 ore di dibattiti, centinaia di interventi, 5mila presenti. Molti i punti in comune, dalle forme di protesta dei vari atenei alla condanna del 3+2, riforma che ha portato a una frammentazione del sapere, rapido a dissolversi. Per questo si è proposto ad esempio l'abolizione dei crediti, fonte di mercificazione della conoscenza; l'autonomia del percorso di studi; accorpamento degli esami; corsi di laurea da affrontare in seminari, in modo partecipato e non più verticistico. Tutte le misure nel dettaglio sono state comunque raccolte in dei report riassuntivi, che trovate sul sito uniriot.org. Insomma l'Onda comincia a riempirsi di contenuti e, come recitava un enorme striscione, “chi aspetta la bassa marea sarà sommerso per prima”.
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